Devil's Bay: Mage

Holi-days

In cui i nostri eroi si preparano ad affrontare una nuova avventura.

NOTA:
Quanto segue è accaduto dopo gli avvenimenti narrati ne Il giorno della cometa.

Erano passate due settimane dal funerale di Elias Pratt e degli altri magi persi durante il giorno in cui il cielo cadde sulla Terra. Era passato il capodanno, senza alcun festeggiamento vero presso la chiesa di Skull Island, ora base operativa di Thomas, Malia, Ivan e Kaito.

Ispirato dalla tecnologia rubata alla Tecnocrazia, lo scienziato russo aveva cominciato a studiare un modo per operare sulla materia oscura.
“Noi crea qua di Big Bang!” aveva esclamato il dottor Vanko, esaltato. Pericolosamente esaltato.
Quel “mecha”, come lo chiamava Kaito, era un problema: era talmente assurdo che era permeato di Paradosso. Il mondo non avrebbe potuto accettare la sua esistenza, e il ragazzo temeva che le leggi della natura avrebbero causato un qualche tipo di incidente, rifiutandone l’esistenza. Ma lui non poteva permettere che ai suoi amici accadesse nulla, quindi aveva rafforzato la barriera magica attorno a quel “tetsujin” inanimato, ma pericoloso.

Photobucket

Malia, dopo essersi riposata, aveva iniziato a utilizzare il suo computer quantico. Aveva bisogno di informazioni: aveva bisogno di saperne di più sulla delegazione di magi Ermetici che erano arrivati per il funerale. Grazie alle nuove capacità acquisite con il nuovo computer, la ragazza riuscì ad accedere al database dei magi londinesi, per scoprire che Lord Warderly, rinomato professore di archeologia, si è risvegliato solo da 10 anni e non fa parte ufficialmente del Concilio di Londra.
L’Anasceso invece, il cui volto non è mai stato visto da nessuno, è una presenza costante nella storia. Lo si è visto apparire più e più volte in dipinti, foto, opere d’arte di varie epoche, ma è circondato da un alone di mistero. È riapparso 3 anni fa, e ora è giunto a Devil’s Bay insieme agli altri.

Thomas si svegliò da solo. Appena fu in piedi, la ragazza con la quale condivideva il letto nelle ultime notti era già al lavoro. Lui invece rimase a letto, a leggere. Fu lei a tornare in camera.
“Ho bisogno che mi inserisci questo nel cervello” disse, mostrando una specie di ingresso per jack con led luminoso.
“Che roba sarebbe?”
“Un modo per velocizzare la mia connessione al computer, un trasmettitore wireless”.
“E chi ti assiccura che io ne sia capace?”
“Beh, ho visto cosa sai fare. Con l’aiuto del dottore non credo avremo problemi”.

“Noi fa prima trasformare te in cyborg!”
“No dottore, non voglio diventare una macchina, voglio solo fare questa modifica per raggiungere la rete in maniera più veloce”
“Io da solo posso installarglielo, ma ho bisogno che lei mi guidi. Quegli spinotti non so a quali terminazioni nervose collegarli”.
“Da, va bene”.

L’operazione durò circa 5 ore. Grazie al controllo sulla materia vivente, Thomas riuscì ad esporre parte del cervello di Malia, spostando la cute dietro l’orecchio, aprendosi un varco con le dita attraverso il cranio diventato malleabile come gelatina. Raggiunse alcune terminazioni nervose, e fece in modo che si avviluppassero attorno ai cavi del “modem” in miniatura che la ragazza aveva creato. Sperava di star facendo tutto nel modo giusto. Seguendo le istruzioni del dottore, l’intervento fu quasi facile. Richiusa la ferita, rimessa a posto la materia organica e ripristinate le funzioni cerebrali di Malia, Thomas le diede un bacio sulle labbra, prima di sussurrarle all’orecchio “Barbablù”, la parola in codice che lei aveva impostato per il suo “riavvio”. Erano così diversi loro due, pensò per un attimo il ragazzo. Eppure tutta quell’assurda situazione li aveva fatti avvicinare parecchio.
Il telefono di Thomas squillò. Aveva una mail.
Funziona tutto, perfetto. Sei stato bravissimo. Grazie.
Malia non si era ancora mossa, ma aveva mandato una mail con il solo pensiero all’’indirizzo di Thomas.
La follia della realtà in cui si trovavano tutti quanti stava aumentando col passare del tempo.

E le cose non sembravano migliorare, anzi.

Photobucket

Ivan decise che aveva rischiato la vita troppe volte in quei mesi, e decise di costruirsi un alter-ego robotico, ispirato dalla creazione della Tecnocrazia che si trovava davanti.
Passò i seguenti 10 giorni a creare un corpo meccanico, identico a lui in tutto e per tutto, ma senza una volontà. Per controllarlo, aveva ideato un casco. Tramite gli impulsi nervosi emessi dall’elmo, lui avrebbe visto, sentito, provato, tutto quello che provava il suo corpo a distanza, il suo surrogato, ma senza rischiare la vita in prima linea.

Kaito, nel frattempo, aveva studiato su alcuni tomi presenti nella loro biblioteca. Era preoccupato.
“A sei mesi da adesso, esigo una Mela d’Oro di Stigia, altrimenti la tua anima sarà mia”.
Queste erano state le parole del Leviathan, che aveva accettato di proteggere la città di Devil’s Bay durante la caduta della cometa. Il prezzo però, era stato alto.
Il suo studio gli aveva permesso di scoprire che tale frutto cresce solo nella Foresta dei Suicidi, raggiungibile, come suggerisce il nome, togliendosi la vita.
“Devo chiedere delucidazioni al Maestro Wing. Thomas, mi accompagneresti in città? Sembra che cci aspetti un’altra avventura”.
“Perché dici che CI aspetta. TU hai fatto il patto con lo spirito (di nuovo) senza chiedere il parere di nessuno dei presenti, quindi TU risolvi la cosa”.
“Beh, pensavo che un po’ di movimento ti avrebbe fatto bene. Siamo qui dentro da più di dieci giorni ormai, e non abbiamo combinato nulla”.
“Odio ammettere che hai ragione, ragazzino. E poi il vecchio Wing mi sta simpatico. Andiamo”.
Durante il viaggio in macchina, Thomas chiamò il Reverendo Rushmore per sapere come se la stessero cavando con l’"invasione" dei portavoce londinesi.
“Tutto bene direi”, rispose l’uomo di chiesa.
“Alla fine non hanno intenzione di prendere il nostro posto, quanto semmai di diventare nostri alleati e vedere come ce la caviamo”.
“Spero che non abbia riferito nulla del patto che abbiamo fatto con la Tecnocrazia”.
“Certo che no figliolo, andrebbero su tute le furie”.
“Bene allora, le chiederei cortesemente se può mandarmi i contatti di Lord Warderly, in modo da poterlo contattare direttamente”.
“Nessun problema. Ma se ci sono novità, tenetemi aggiornato”, ordinò il Membro del Concilio, prima di salutarlo.

Arrivati al consolato cinese di Devil’s Bay, i due parlarono con Maestro Wing.
Ormai privo dei suoi poteri, poteva essere considerato comunque una guida saggia.
“Voi vorreste raggiungere Stigia? Ah!”
“Sì, pare che il nostro amico qui abbia stretto un patto con un altro spirito”.
“Non ti era bastata una volta, vero?”
Kaito guardò verso il basso. “Dovevo trovare un modo di salvare tutta quella gente”.
“Sì, certo, capisco. Ma ora trascinerai i tuoi amici in qualcosa di molto rischioso”.
“Lei sa come arrivare alla Città Infernale?”
“Certo. Ci sono tre vie. La prima, è quella della Morte. Potete suicidarvi e sperare che qualcuno, da questa parte, vi riporti in vita in tempo, prima che il Mietitore della Tecnocrazia si porti via il vostro Avatar. La seconda, è quella di passare per la Prigione di Sadmist. È il carcere più duro della città, e non solo. Poggia su un Nodo, e il tasso di suicidi è così alto che l’essenza dei morti ha aperto un varco permanente per il mondo degli Spiriti.”
“Hmm… non mi sembrano molto allettanti come modi di viaggiare. E poi entrare ed uscire da un carcere di massima sorveglianza non dev’essere proprio una passeggiata”, disse Kaito.
“Il terzo modo è quello di trovarvi tra quattro giorni, quando ci sarà una notte senza luna, all’Incrocio del Barone, dove Elfsway incontra Woodcross Road. Lì, lo spirito del Barone Samedi, potrebbe accompagnarvi. Ma anche convincere lui non sarà facile”.

I due tornarono alla chiesa sconsacrata che faceva loro da base e aggiornarono gli altri.

Il dottor Vanko, in preda alla sua solita euforia, cominciò a fare alcuni calcoli e canticchiare qualcosa tipo “When there’s …thing strange…neighborhood… usters!”.
Thomas, per avere un mezzo di difesa nel regno degli spiriti, chiese al giovane giapponese di infondere un po’ di Magia nella sua pistola.
Kaito scese alla fonte con una pistola, e tornò con un oggetto cambiato, strano, ma in grado di ferire anche gli spiriti.

Photobucket

Ora si trattava solo di aspettare qualche giorno, e poi avrebbero affrontato l’ennesima sfida.

Comments

Lord_MoltenPlastic EdoardoFusco

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.