Devil's Bay: Mage

Interlude - What is real...?

Asylum

Ci misero qualche secondo ad abituare gli occhi.
La luce della stanza in cui si trovavano ora, tutti e cinque, era abbagliante a confronto dell’oscurità che permeava tutto, nella notte invernale della Cittadella.
Alcuni di loro erano alla Locanda della Fine dei Mondi, altri avevano attraversato l’Umbra, per recarsi alla ricerca di qualche aiuto nell’imminente processo che avrebbero dovuto superare.
Eppure, erano tutti lì, seduti attorno ad un tavolo di legno, in una stanza spoglia, le finestre sbarrate, la porta sigillata con un grosso lucchetto.
A capotavola, che li guardava e prendeva appunti su un grosso taccuino, c’era una bella donna, bionda, che sembrava incuriosita e attenta.
“Mi stava dicendo, Robert? Eravate insieme lei e Ivan in una foresta e stavate parlando coi dei licantropi?”
“Io… non lo so…” rispose il ragazzo, guardando gli altri, alla ricerca di un suggerimento.
Erano tutti lì, i capelli quasi rasati a zero, con indosso pantaloni e magliette bianchi, come il grosso inserviente che stava in piedi dietro di loro, appoggiato alla parete, visibilmente annoiato.
“E lei Thomas?”, cambiò interlocutore all’improvviso, incalzante.
“Ma dove siamo?”, chiese il giovane Youngblood.
“Lo sto chiedendo io a voi. Stavate descrivendo così bene queste visioni comuni, che dobbiamo approfondire la cosa. Su, non fermatevi!”
“Voglio parlare con i miei genitori, ci deve essere un errore!”, esclamò Kaito, con la sua cadenza orientaleggiante.
“E credi che non sappiamo che tu sia qui?Ti ci hanno spedito loro?”
“Ma qui dove? Non ci dice nulla, non sappiamo perché siamo qui!” Questa volta a parlare fu Malìa.
“Ok, forse avete bisogno di riposare… Prendete le vostre medicine, ci vediamo domani”, fece la donna, porgendo loro delle pillole, una rossa e una gialla.
“Io sta benissimo, io no bisogno di medicina” affermò Ivan, cercando di trasformare l’acqua che gli era stata passata in vodka, come aveva già fatto.
Si concentrò, per un attimo di convinse di potercela fare, sentì un lieve formicolio alla base della nuca e… niente.
“Oh, tu la prenderai invece” disse l’infermiere dietro di loro, facendo per avvicinarsi.
Robert e Malìa si lanciarono uno sguardo d’intesa e poi fu il caos.
Rob si alzò di scatto mentre l’inserviente gli passava dietro, e cercò di afferrarlo.
La ragazza si lanciò verso la dottoressa e fece per prendere il suo quaderno con gli appunti. Voleva, doveva sapere cosa stava scrivendo. Troppe cose non tornavano.
“Io no prendere medicina, io sta benissimo!” gridò il russo, mentre Thomas e Kaito rimasero immobili, flemmatici.
Il guardiano contraccambiò l’attacco di Robert, mettendolo a terra.
“Ok, ok, stiamo calmi”, era Rob a parlare, da sotto il guardiano, che lo teneva fermo con tutto il suo peso.
“Va bene, prenderemo quelle pillole”, disse.
“Io sta benissimo, no bisogno pillole!”
La dottoressa aprì la porta e fece entrare altre due guardie.
“Prendete il signor Vanko per favore, portatelo in isolamento”
DOTTOR Vanko, prego! E lasciate me! Io grande scienziato! Voi no potete fare questo!…”
Gli altri sentirono la voce affievolirsi, mentre veniva “gentilmente scortato” in isolamento.
“E, signor, Will, può scortare anche la nostra ospite per cortesia?”
L’uomo non disse nulla, ma lanciò un’occhiata di sfida a Robert, che si era riseduto, e prese per un braccio la giovane donna.

Erano rimasti solo Thomas, Rob e Kaito, con la dottoressa. Ma sapevano che fuori dalla stanza era pieno di altri guardiani pronti ad intervenire.
“Ora, volete prendere la vostra medicina per favore?”
“D’accordo, d’accordo, come vuoi tu bellezza”, rispose Thomas, strizzandole l’occhio e brindando verso di lei, per mandare giù le due compresse.
Gli altri fecero lo stesso, e furono lasciati da soli, finalmente.
“Ragazzi, queste è un’illusione. Un momento fa eravamo dai licantropi, io e Ivan, e ora siamo qui. Secondo me si tratta di un Magi molto potente che cerca di incasinarci la mente.”
“Aspetta aspetta”, lo interruppe Thomas. “E se non fosse come dici? Se questa fosse la realtà? Dai, alla fine se avessimo sentito parlare di magia, di vampiri, licantropi e compagni, fino a pochi mesi fa, ci avresti creduto?”
“No, ma ora so che sono tutte vere, e non si torna indietro!”
Kaito li guardava, timido come sempre, riflessivo.
“Allora signore, vuole giocare o no?” chiese una voce.
Il tavolo davanti a loro si era trasformato in un tavolo da gioco, con tanto di roulette al centro, e il croupier teneva il banco.
“Sì, certo, punto 10 dollari sul rosso”, rispose Robert.
L’uomo vestito di tutto punto lanciò la sfera all’interno della roulette, e ne seguì i movimenti con la dovuta professionalità"
Thomas aspettò che la sfera stesse per fermarsi, e si concentrò sulla roulette: immaginò due grosse lancette al centro, come fosse stato il quadrante di un orologio. Le fermò.
Il croupier, la biglia, anche la folla accalcata, si erano fermati. Spostò la sfera sul primo colore nero.
IL tavolo da gioco svanì.
Erano ancora nella stanza.
“Ho un’idea. Se davvero quello che abbiamo appena visto è la realtà…”
Si interruppe, si chinò in avanti e si ficcò due dita in gola.
Vomitò.
Squadrò quello che aveva appena rimesso. A galleggiare nella poltiglia intestinale, le due pillole.
“Fatelo anche voi!”
“Ma, io…”
“Fallo, Kaito, subito!”
Il giapponese obbedì, seguito da Robert.
“Questo dovrebbe aiutarci.”

Ma la follia continuò.
Tre figure ammantate di nero, con una maschera da teschio e le mani ricoperte da guanti d’armatura luccicanti e artigliati si fecero aventi verso di loro.
Thomas prese una sedia cercando di pungolarne uno dei tre. Gli altri due si stavano dirigendo verso i suoi amici.
Il losco figuro scaraventò la sedia via con una manata, mandandola in frantumi.
“Oh cazzo!” esclamò Robert, “cosa sono questi cosi?”
Schivò un primo attacco, la mano tesa dell’uomo in nero.
A Kaito non andò così bene.
La mano artigliata afferrò il suo volto, e cominciò a torcere il polso. Sangue cominciò a sgorgare da pissole ferite sul cranio del ragazzino.
“Aiuto!”, gridò Thomas “cazzo, aiutateci!”
La porta si spalancò, e due guardiani entrarono di corsa.
“Che diavolo state facendo qui?” chiesero con tono inquisitorio.
“Nulla, ma avete visto anche voi? Erano qui!”
Guardandosi intorno, non vide traccia dei tre mostruosi individui.
Ma il vomito, la sedia rotta e le ferite sulla faccia del suo amico erano ancora lì.
Robert, approfittando dell’occasione, sgusciò via dalla porta e cominciò a correre lungo un corridoio.
“Chi era qui, sentiamo?”
“Avete registrato tutto, vero?”, chiese, indicando le telecamere agli angoli della stanza.
“Li avete visti!”
“Forse è meglio se vai a dormire, ragazzo.”
I due lo accompagnarono fuori, verso la sua “stanza”, lungo il corridoio, insieme a Kaito.
Mentre passeggiavano per il corridoio, le finestre mutavano, e passandogli affianco sembrava che anche le pareti cambiassero.
Le porte, da solido acciaio, sembravano diventare di legno, quasi a intermittenza.
Finché non furono davanti alla porta 203 della Locanda alla Fine dei Mondi.
L’usciere cercò nella sua tasca, prendendo la chiave ed aprendo la porta.
“Ci pensi lei al suo amico, disse a Kaito, ha bevuto un po’ troppo mi sa.”
Kaito, stranito, fece solo un cenno di assenso, accompagnando Thomas in camera, dove li aspettavano Malìa ed Elias.

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