Cleansed by Fire

Dark Tranquillity – Ex Nihilo

“Tanto valeva accettare il mio invito, se ora ti sei messo a fare affari con i non-morti.”
Era la voce del reverendo Seth Rushmore. Oppure quella della sua coscienza?
Thomas si svegliò di soprassalto. Si mise a sedere sul letto per schiarirsi la testa.
Sangue. Ovunque. Una faccia strappata.
Corse in bagno, vomitò.
Pianse.
Davanti agli altri riusciva a mantenere la facciata fredda e distaccata che lo caratterizzava, ma di notte, quando era solo, era diverso.
Erano trascorsi solo 3 giorni dall’incontro COn Argent, il vampiro proprietario del Rusty Needles, e stava ancora male per quello che era successo.
Era convinto fermamente che i vampiri della città sarebbero stati degli ottimi alleati, e una volta raggiunte le vette del loro comando, una volta raggiunto il principe, avrebbe potuto cambiare le cose.
Nessuno avrebbe più fatto la fine di quella povera ragazza, ma quante altre avrebbero subito lo stesso trattamento mentre si avvicinavano al capo dei non-morti?
Certo, Argent era stato reso “innocuo” a detta di Malia, ma gli altri?
“Stai trattando con creature nefandiche, figliolo… stai diventando uno di loro!”, continuò la voce di Rushmore dentro di lui.
“No, è diverso!”
“Certo, continua a ripetertelo, nasconditi dietro a una scusa, ma sappiamo entrambi che il lato oscuro ti ha sempre attratto. Tu vuoi essere come me, come loro, come Cicuta, ma hai paura di ammetterlo!”
Il ragazzo era in piedi davanti allo specchio ora. Si sciacquò il volto, ma quando riportò lo sguardo sulla superficie riflettente indietreggiò fino alla parete dietro di lui: la sua faccia ora era quella di Rushmore!
Si portò le mani sulle guance, sulle labbra fini, sui capelli biondi (quasi bianchi), e osservò gli occhi azzurri chiarissimi.
Era sudato, e il freddo della parete dietro di lui sulla schiena nuda contribuì a sconvolgerlo, come una lama fredda lungo la spina dorsale.
Catturato dallo sguardo magnetico del suo nuovo viso, si perse nelle sfumature dell’iride.

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Era ancora nella stanza segreta del locale, le luci rosate illuminavano il privé, e l’odore acre del sangue pervase i suoi sensi.
Argent era chino sulla ragazza, nudo.
Il petto divaricato della poveretta non proteggeva più il cuore pulsante e stremato dalla fatica di mantenere in vita un corpo straziato a tal modo.
La faccia della ragazza, un fascio di muscoli insanguinati in cui due occhi vacui, senza anima, si affacciavano quasi per caso, era ributtante.
Thomas attese, ma non succedeva nulla.
Il vampiro e la sua vittima era congelati nel tempo, come quando Thomas riusciva esercitava i suoi poteri.
Ma non era stato lui.
Si avvicinò a entrambi. Vedere il non-morto approfittarsi così di quel corpo bellissimo (ma non perfetto, anzi) era sconvolgente.
Soprattutto perché la scena lo eccitava parecchio. E l’aveva eccitato anche tre giorni fa, quando si era ritrovato in quella situazione la prima volta.
Il mostro stava violando non solo la sessualità della donna, ma anche e soprattutto la sua voglia di vivere, e questo era dannatamente perverso, ma invitante.
Thomas percepiva la vita che scorreva ancora flebile in lei, e tremò.
Sì, pensò, solo una creatura nefandica poteva essere capace di qualcosa di simile.
La nausea lo pervase nuovamente, ma ebbe un guizzo di lucidità.
Si concentrò, cercando di visualizzare il volto della donna al suo posto. Prese la pelle strappata dalla faccia di Argent, che la stava indossando, e la appoggiò sulla sua sede naturale.
sentì scorrere il suo sangue e lo convogliò nel punto della giuntura, per fare in modo che rimarginasse il taglio chirurgico.
Con le mani accarezzò le costole scoperte della giovane, afferrò il suo cuore fermo e lo strinse delicatamente, ritmicamente, infondendogli un ritmo vitale mentre la quintessenza si riversava dalla sua mano nell’organo adesso pulsante.
Chiuse la gabbia toracica con attenzione, facendo combaciare di nuovo le ossa tra di loro, saldandole.
Avvicinò i due lembi della pelle del petto, e leccò la ferita dal basso verso l’alto, cucendola con l’essenza di cui era intrisa la sua saliva, combattendo con se’ stesso per non continuare l’opera del vampiro e approfittarsi della vittima esanime.
Rivestì quel corpo ricomposto, baciandone le labbra ora di nuovo carnose, e lasciando che la vita scorresse di nuovo in quel bacio sincero, che nonostante l’eccitazione Thomas era riuscito a trasformare in qualcosa di casto.
Prese in mano quel viso e lo guardò, per vedere la sua stessa faccia, che lo guardava con la bocca spalancata, vuota, gli occhi vacui.
“No! Non morire!” gridò.
“Vivi! Devi vivere!”
Baciò di novo la sua immagine e nonostante l’eccitazione stesse per prendere di nuovo il sopravvento, riuscì a focalizzare il suo pensiero e guarire definitivamente portando il suo stato a quello di sei ore prima: non doveva rimediare alle perversioni del vampiro, ma doveva fare in modo che non fossero mai avvenute.
Solo così la poveretta sarebbe stata salva, pura, intonsa.
E quando la giovane fu di nuovo se stessa, anche l’espresoine sul suo volto era diverso da quello che aveva ricomposto Thomas.
Che per completare l’opera prese il corpo congelato nel tempo di Argent, nudo, e lo trascinò in strada.
Lì, i passanti erano anch’essi fermi, il cielo della notte scuro e illuminato dai bagliori dei lampioni.
Abbracciò il mostro, rafforzando magicamente i suoi muscoli all’inverosimile grazie alla sua magia.
Chiuse gli occhi per un istante, li riaprì, e sembravano essere sul punto di esplodere tanta era l’essenza che ne scaturiva, rendendoli brillanti.
Thomas sbloccò il tempo, e anzi lo fece scorrere più velocemente possibile.
La realtà si trasformò in un film in fast-forward, e presto la luna tramontò, lasciando spazio al sole.
“Noooooo! Lasciami maledetto!” gridò Argent, prima di morderlo sulla spalla.
Thomas non cedette. Avvertì il dolore lancinante del morso, ma continuò a trattenere il vampiro contro di se’.
Cominciava a sentire l’odore della carne che bruciava, i capelli che prendevano fuoco, il sangue che bolliva.
Mentre il corpo prendeva fuoco, la “vitae” che scorreva da esso colava lungo il corpo di Thomas, ma il Sole bruciò anche quello, ustionando il mago, che gridò così assieme al non-morto che si sbriciolava fumante nel suo abbraccio.
L’ultima cosa che vide Thomas fu la giovane lasciare il locale sana e salva, prima di venire inghittito dal buio.

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Era di nuovo in bagno, stremato, ma in qualche modo sollevato.
Si gettò sotto la doccia, e fece una doccia fredda, cercando di lavare via quella macchia scura sulla schiena, che però non volva saperne di sparire.
Non era importante però. QUello che contava era che le sembianze di Seth Rushmore l’avevano lasciato ed era tornato ad essere se’ stesso.
Ed era riuscito a riportare indietro le cose, a salvare la ragazza!
Forse, grazie a ciò, la sua anima adesso era un po’ meno vicina al wyrm di quanto pensasse.
Dopo essersi asciugato tornò a letto, ma non si accorse, spegnendo la luce del bagno, che per un istante l’immagine allo specchio lo aveva fissato con i suoi soliti occhi verdi, nel fondo dei quali era visibile un’opacità che prima non esisteva.

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